ONU, Dal Vaticano un assurda difesa dell’omofobia

Secondo delle fonti di un portale canadese L’Arcivescovo Silvano Tomasi dell’Osservatorio Permanente del Vaticano presente alle Nazioni Unite, si sarebbe profuso in una assurda difesa di coloro che diffondono omofobia sostenendo che sarebbero vittime di discriminazione.
Infatti ha dichiarato, nel corso di una seduta del Consiglio ONU sulle violazioni dei diritti umani nel mondo:  “La gente viene attaccata perché prende posizione contro le relazioni fra persone dello stesso sesso… quando esprimono dei pareri del tutto normali basati sulla natura umana vengono stigmatizzati, e ancor peggio, perseguitati e sviliti”.
“Questi attacchi” ha proseguito l’arcivescovo “sono una chiara violazione dei diritti umani fondamentali e non possono essere giustificati in nessun caso…”. Questo vittimismo furbo vorrebbe far passare per martiri i carnefici.
Nessuno nega il diritto alla libera opinione, ma quando si pretende di scendere nell’agone politico, ingerendo nelle legislazioni statali e condizionando le scelte politiche degli stati, si deve essere pronti a ricevere delle legittime critiche, senza invocare una “lesa maestà” che suona grottesca.
La democrazia ha le sue regole, che non godono dell’extraterritorialità e del dogmatismo vaticano. Questa difesa attiva di coloro che pervicacemente si oppongono a diritti umani negati a gay, lesbiche e transessuali, è vergognosa ed assurda ed arma la mano di coloro che si fanno portatori di odio e di violenza.
“Da parte nostra abbiamo sempre solidarizzato con tutte le minoranze discriminate e colpite, come nel recente caso dei cristiani copti d’Egitto, colpiti da un attentato.Non ci risulta una sola dichiarazione di solidarietà da parte vaticana verso le migliaia di atti di violenza omofobica che ogni anno si compiono nel mondo.” ha dichiarato Paolo Patanè presidente dell’Arcigay.
“Di contro la gerarchia cattolica continua ad opporsi in ogni sede alla depenalizzazione dell’omosessualità, proposta all’Onu dall’Unione europea, che contribuirebbe ad abbattere le legislazioni che ancora oggi condannano lesbiche gay e trans alla pena di morte in 7 paesi e a pene detentive in oltre ottanta.
“Negare il diritto all’integrità fisica, alla felicità, alla piena cittadinanza di lesbiche, gay e trans significa lavorare contro il progresso sociale e civile ed agire contro i diritti umani fondamentali.
“Se ne ricordi monsignor Tomasi, – ha concluso  Patanè – e chieda perdono per questo ennesimo vergognoso atto farisaico e dogmatico che chiude gli occhi di fronte all’ingiustizia e giustifica la violenza di chi discrimina ed uccide, pur di salvaguardare la “purezza” della dottrina cattolica.”
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Fabio Chiarini
(www.vogliosapere.org)