Recensione "Happy Birthday" alla Casa delle culture

In scena alla casa delle culture lo spettacolo “ Happy Birthday ”, nato dal riadattamento di un’opera di Mart Crowley, per la regia di Diego Placidi.
In una New York decadente al Greenwich Village, quartiere gay per eccellenza Michael e il suo amante, Donald, organizzano una festa di compleanno per il loro amico Harold. Alla serata sono invitate anche altre coppie omosessuali e un cowboy che è uno dei regali del festeggiato.
Da un’atmosfera di festa l’atmosfera diventa sempre più deprimente: alla festa sopraggiunge inaspettatamente Alan,  il quale si ritrova di fronte ad una vera e propria “parata di mostri”, ignaro della vera natura sessuale del suo ex compagno di college e degli invitati, tra i quali risaltano Emory , il cowboy e il padrone di casa che rende la serata sempre più macabra. Sull’onda di una liberazione sessuale che ha cambiato la vita di tutti i partecipanti alla festa, lentamente il clima si surriscalda, fino a diventare ancora più elettrico con un gioco al massacro, “Faccende di cuore”, pretesto per esternare una crudele realtà fatta di scherzi, provocazioni, ironie e ripicche in cui rimane coinvolto lo stesso Alan.
Lo spettacolo racchiude tutti gli aspetti negativi del mondo gay: un cowboy bello ma stupido, il festeggiato ormai maturo e insoddisfatto della vita che si aiuta con sostanze stupefacienti per essere felice, una coppia della quale uno è sposato, ma lascia il nucleo familiare per stare con un uomo e l’altro l’ inguaribile poligamo che nonostante l’amore verso quest’ultimo non riesce ad avere una relazione stabile e con un solo uomo.
Una ragazza in apparenza felice e pimpante che si avvilisce dopo una telefonata sentendosi umiliata poichè la donna che ha sempre amato è fuori con l’ennesimo marito.
L’unico eterosessuale, Alan,  viene attaccato dagli altri per le dicerie e pettegolezzi.
E infine  Micheal,  cinico. Crede che ferendo le persone e sottoponendoli  a giochi emotivamente massacranti li faccia divertire, ma come un boomerang  tutto il dolore che ha creato agli invitati torna anche su di lui.
Nonostante la bravura degli attori il testo è assai diseducativo per il mondo eterosessuale nei confronti del mondo gay, i quali vedono tutte le piaghe: la droga, la presunzione,la solitudine, la depressione, la poligamia,  l’onnipotenza di sapere tutto e di avere il controllo degli altri quando invece non si ha controllo nemmeno su sé stessi e soprattutto l’INCAPACITA’ DI AMARE.
Uno spettacolo che diffonde il messaggio opposto di quello che  migliaia di persone  proprio in questi giorni a Roma nella manifestazione dell’Europride gridano e sfilano che siamo tutti uguali e che l’amore tra uguali non è così diverso e che i gay SANNO AMARE.

Fabio Chiarini