Umeå e Obbola, a casa di Bjorn e Lena

Arriviamo a Umeå alle 15.30, ci fermiamo per prendere dei fiori in un negozietto, ma non ne hanno così Fredrick prende una scatola di cioccolatini per Lena. Facciamo il tour della città in macchina. Mi fa vedere il quartiere universitario e dove abitava quando studiava qui. Passiamo di fronte alla cattedrale, al municipio e di fronte ad un grande parco che si affaccia sul fiume e dove di solito la gente organizza dei pic-nic.

Stranamente le nuvole e la pioggia ci ha abbandonato e sole splende orgoglioso, mentre ci attraversiamo il ponte per Obbola e i raggi solari riflettono sul fiume Umeå. Fredrick mi racconta che la cosa più bella di questa città è che non si sa perché, ma è quasi sempre sereno.

Obbola è famosa per la produzione di carta e infatti appena siamo dall’altro lato del ponte vediamo in lontananza la ciminiera della fabbrica cartacea e uno strano odore. Osservo le case, sembrano i bungalow prefabbricati del campeggio dove andavo da piccolo, la  maggior parte in legno sventolano orgogliose la bandiera svedese.

Oltrepassiamo un boschetto di betulle e siamo arrivati. Ci accoglie Bjorn con in braccio il piccolo Noël. Mi presento accarezzando la testa del bambino.

Appena entrati ci togliamo le scarpe, come in tutte le case svedesi e ci mostra la casa. La villa apparteneva ad una cantante famosa svedese degli anni ’80 che ora vive a Los Angeles. In apparenza sembra piccola, ma entrando è enorme! A c’è la camera del figlio, poi la camera da letto della coppia, un bagno e un’enorme salone diviso da uno scaffale che nasconde il vano di un televisore con il divano. Proseguendo una scrivania con il computer e infine la cucina. Essendo circolare, la cucina è alla sinistra della porta d’ingresso.

Scendiamo al piano di sotto dove c’è  un piano bar, e una sala da ballo dove hanno messo un televisore con un divano dove possono entrarci in sei! Mi immagino il marito che si guarda la partita di calcio, mentre la moglie con le amiche se ne stanno al bar a spettegolare. Girando a destra c’è un bagno, il ripostiglio, una sala riservata al bucato con lavatrice, asciugatrice e appendi panni e un lavabo per lavare i panni a mano. Infine due camere degli ospiti dove alloggeremo. Pensate che sia finita? Macchè!

Risaliamo al piano superiore e usciamo dove c’è una veranda coperta ma completamente di vetro e un giardino dove c’è il cane e dei giocattoli sparsi qua e là. Il cane, un setter inglese, si avvicina, annusandoci e poi ci snobba tornando a quello che stava facendo prima.

Ci accomodiamo in veranda prendendo un bicchiere di vino per me e birra per Fredrick, in attesa che arrivi Lena da lavoro.

Intanto Bjorn mette in forno la cena e fa mangiare Noël. Appena arriva Lena mi colpisce con i suoi occhi azzurri, la pelle chiara, enfatizzata dal colore scuro dei suoi capelli. Anche Bjorn ha gli occhi azzurri, magro e capelli castani, mai suoi occhi si notano di meno, quelli di Lena sono di un blu intenso. Stranamente il loro figlio ha gli marroni, con i capelli castano chiaro a funghetto e se ne sta seduto composto nel seggiolone, finendo di mangiare il suo yogurt alla soya, poiché è allergico ai latti e derivati. Di tanto in tanto chiama il padre per ricevere attenzione. Il cane invece, quando arriva la padrona si precipita per salutarla e a farla le feste, senza abbagliare troppo. Segue le nostre mosse, e quando cerchiamo di accarezzarlo, ci snobba. Bjorn controlla il forno e passa il comando a Lena, dirigendosi in giardino accendendo il barbecue, Rispetto ai giorni precedenti ci godiamo finalmente il sole e quando iniziamo a cenare, verso le 18.30 il sole è ancora alto come se fosse mezzogiorno. Ceniamo in veranda, Bjorn dal giardino serve la carne , Lena invece dall’interno porta un vassoio con verdure al forno: peperoni, zucchine, cipolle rosse, e peperoni ripieni al formaggio e l’Halumi. Appena finito di cenare, Noël inizia a sbadigliare, così la madre lo porta a letto. Torna dopo dieci minuti con il caffè e il dessert: mousse al cioccolato alla menta. Ci raccontano della casa che alla fine essendo in una zona poco collegata  è costata quanto il monolocale di  Fredrick! Quasi quasi prendo una casa qui e l’affitto!

Comincio ad accusare la stanchezza del viaggio con i primi sbadigli. Se dovessi orientarmi con il sole direi che sono le 5 del pomeriggio e invece sono le 11.00.

Ci facciamo una passeggiata per digerire la cena  e ne approfitto per catturare le immagini del porto e della cittadina già silenziosa. Sono tutti villini e sebbene all’interno siano sicuramente enormi e superaccessoriati, mi danno l’impressione come se fossero finti, un villaggio ricreato per i turisti. In verità di turisti ce ne sono ben pochi, credo di essere l’unico! Sono comunque in stile domus al massimo con due pani di cui una cantina, alcune mattonate di un colore rosso acceso, altre di legno.

Mi addormento e nonostante abbia abbassato le tende, con degli spiragli di luce che sembra ancora essere presto, mentre a dire il vero è mezzanotte inoltrata.

Fabio Chiarini

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