Jörn –Väffel e Kanelbulle di Benvenuto

05/06/2012

02am

Sono le 2 di notte e qui la luce è ancora intensa sebbene sia perfino nuvoloso. Questa luce inganna il mio “orologio mentale”, pensando che sia ancora troppo presto per andare a dormire.

Fredrick è a letto, ma io non sono ancora stanco e cerco di approfittare per scrivere, soprattutto perché nello chalet dove siamo c’è una sedia a dondolo comodissima ed è il massimo per scrivere. Fredrick mi prende in giro chiamandomi “Grandma”, ma sono al massimo del relax con la copertina, nella sedia a dondolo, con il mio bicchiere di vino di fronte al caminetto. Perché dormire? Perché non approfittare di un momento così magico? Quando mi ricapiterà di vedere la luce alle 2 di notte?

Mi trovo a Jörn, all’apice della regione “Västerbotten”, la parte orientale (Vätter infatti significa Est), dove vivono i genitori e i parenti di Fredrick.

Da Umeå abbiamo passato Ratan, dove c’è stata l’unica guerra del Nord della Svezia, questo perché il Nord è stato sempre un paese povero Eppure nell’ultimo secolo è stato scoperta un’imponente miniera e infatti andando sempre più a Nord passiamo per Boliden, chiamata anche la “città dell’oro”. Dal  1924 è una delle miniere più rinomate in tutta l’Europa e infatti ovunque c’è la parola “ GRUV” , che significa oro,appunto.

C’è addirittura il “Gruv and Mineeral Museum” il museo dell’oro e dei minerali e da lontano si intravedono le entrate delle miniere con l’omino minatorio. Poco prima di arrivare a destinazione attraversiamo la zona degli stagni,  “Träsk” in svedese. Ogni villaggio qui ha come finale questa parola e gli abitanti vengono paragonati a Shrek, l’orco verdognolo, poiché gli orchi vivono vicino agli stagni. Percorriamo delle stradine piene di fiumiciattoli , laghetti, stagni per l’appunto e Bjorn, le betulle, alberi tipici della regione, ma  sembrano quasi come canne di bambù talmente sono fini e gracili.

Arriviamo a casa dei genitori di Fredrick verso le 15.00 e la madre ci accoglie con dei Väffel caldi con la marmellata di Hjortron fatta in casa.

La madre non parla inglese e sembra riservata, fa fatica a parlarmi, visto che io parlo poco svedese e lei parla poco inglese.

Il padre invece è più aperto, molto socievole, sorridente e se la cava con il suo inglese, e mi mostra il  suo terreno. Fredrick scherzando mi avverte di non miagolare, poiché il padre è un cacciatore e caccia qualsiasi cosa si muova: alci, renne compresi cani e gatti! Lo guardo allibito, ma poi mi dice che scherza, stranamente però non vedo nessun animale se non impagliato!

La casa è immensa: due piani e si specchia di fronte al bosco che è di sua proprietà. Quello che era una stalla, l’ha riadattata come posto di lavoro per il bricolage e roba da riparare e nell’altro lato c’è il garage e una cella frigorifera dove tiene la carne d’alce, un vecchio trattore e delle snow mobile, visto che nei periodi invernali non è possibile camminare con la macchina per quanta neve c’è. Infine ci mostra lo “chalet degli ospiti” con 4 camere, un ampio  salone totalmente in legno con il caminetto. Una delle camere da letto  diventata uno sgabuzzino dove Fredrick tiene le sue cianfrusaglie, i regali di Natale i libri e le dispense dell’Università. Coglie l’occasione che ci sono io e che ha macchina per mettere in ordine  e decidere cosa buttare, cosa tenere e cosa portare con sé nel suo nuovo appartamento. Il gusto dell’orrido non l’abbandona nemmeno qui a Jörn, tira fuori due mummie di carta pesta con dei regali natalizi che io sinceramente li avrei riposti nella roba da buttare. Mi confessa eccitato che lo mostrerà orgoglioso per il prossimo natale.

Ma i suoi parenti fanno i regali al Fittja Bazar per caso?

Devo cercare di non vedere, mi metto a leggere diritto penale, tributario, e gli chiedo a occhi chiusi dove devo riporre i faldoni.to a curiosare i suoi libri e le dispense cercando di non pensare a quello che tira fuori…OH MIO DIO! Un candelabro rosso con le lampadine elettriche!

Li poggio su camino,  dopo il sudore degli studi, li vuole vedere bruciare!

Tolgo i fogli dai raccoglitori che potranno sempre servire,  e dopo un po’ facciamo una pausa, anche perché sono venute la zie … FIKA FIKA FIKA!

 

Fabio Chiarini

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