Ultimo giorno a Stoccolma..Grand Hotels e teatri!

Più che per le esposizioni Roger mi vuole fare vedere il ristorante che è quotato 3 stelle michelin. L’entrata è stupenda: una parete dorata con un desk dove c’è l’Hostess. Roger mi presenta come giornalista enogastronomico e così la ragazza ci lascia il menu stampato in una pergamena. Entriamo nella hall dell’albergo e mi racconta che è in questo hotel che alloggia Madonna quando viene a Stoccolma.

Il Grand Hotel  è stato fondata dal francese Jean-François Régis Cadier nel 1872 e inaugurato il 14 giugno 1874, nello stesso giorno del   Grand Hotel di Oslo. Tutte le capitali scandinave hanno un grande albergo chiamato ‘Grand Hotel’.  Quello di Stoccolma si trova vicino al Nationalmuseum e di fronte al Palazzo Rea. Oltre a Madonna, l’albergo ospita dal 1901 i vincitori dei  Premi Nobel con le loro famiglie.

Prima di andarcene Roger prende due ombrelli, poiché nonostante il tempo sereno il meteo prevede pioggia per il pomeriggio. Inoltre mi confida che potrebbe essere un buon souve

nir! Apprezzo il pensiero, ma è un souvenir piuttosto ingombrante, infatti l’ho lasciato a Fredrick!

Ritornando ai personaggi famosi, andiamo al Berns Asiatiska, un ristorante tra i più antichi di Stoccolma e con una buona acustica e infatti di solito fanno concerti piuttosto importanti come Lady Gaga, Rihanna, e nel ristorante è possibile fare delle esposizioni fotografiche.

Il Berns è uno dei locali più belli e antichi di Stoccolma, infatti mentre aspetto Roger che parla con colui che si occupa degli eventi, leggo incuriosito la storia: fondato nel 1863, come dice il nome la tipologia è quella asiatica, quindi sashimi, dim sum al vapore e polpette tailandese. Ma la cosa che la rende differente dagli altri ristoranti “asiatici” è che è stato il primo ristorante cinese in  Svezia. Non è solo un ristorante etnico,  ma l’inizio dell’etnicità cinese e asiatica in Svezia. Inoltre l’antica sala da ballo rococò costruita nel 1863 e magnificamente ristrutturata, con un piacevole spazio all’aperto che si affaccia sul Parco Berzelii.

Proprio uscendo da Berns troviamo Bukowskis Mart, un negozio tra i più rinomati sul campo dell’antiquariato. Infatti esposti in vetrina si possono ammirare la collezione di mobili risalenti a Ingrid Bergman. Di fronte a Bukowskis invece è posizionato un globo in omaggio a Raoul Isaac Wallenberg, che è colui che ha aiutato gli ebrei a fuggire dai lager nazisti.

Proprio quest’anno, il 4 agosto, ricorre il 100 ° anniversario della sua nascita, è una figura emblematica per le comunità ebraiche e svedese, e per tutta l’umanità. Il Congresso degli Stati Uniti ha dato a Wallenberg la cittadinanza onoraria americana  nel 1981, la seconda persona a ricevere tale onorificenza, dopo Winston Churchill.

Gli eventi che hanno portato alla missione di salvataggio Wallenberg è iniziata nel 1943, quando un giovane attivista ebreo di New York,  Peter Bergson (vero nome: Hillel Kook), ha condotto uno sforzo per mobilitare l’opinione pubblica e la pressione l’amministrazione Roosevelt per terminare l’Olocausto e adottare le misure per salvare gli ebrei dal genocidio nazista. Gli Annunci sui giornali sono state integrate da manifestazioni di protesta. Bergson è riuscito a raccogliere il consenso da parte dei leader politici di entrambe le parti della navata, così come da numerosi personaggi pubblici.

Wallenberg aveva studiato architettura presso l’Università del Michigan nel 1930, solo per scoprire al ritorno che la sua laurea non si è qualificata a lavorare in tale professione in Svezia. Tra il 1935 e il 1936, era un funzionario di banca a Haifa, dove ha incontrato gli ebrei che erano fuggiti la Germania di Hitler. Le loro storie ha avuto un impatto duraturo su di lui.

In seguito ha preso una posizione con un import-export di proprietà di Koloman Lauer, un Ebreo ungherese. In questo modo  poteva viaggiare tra la  Francia e la Germania. Queste esperienze e le sue conoscenze linguistiche ben sviluppati gli ha dato intuizioni burocrazia tedesca che informano la sua successiva missione in Ungheria.

Secondo una missione chiamata War Refugee Board, la Svezia è stava cercando salvare gli ebrei in Ungheria. Wallenberg ha eseguito questa missione con grande audacia e coraggio.

Nel gennaio del 1945, salvò decine di migliaia di ebrei e fu quel periodo che i nazisti ungheresi,  hanno notato cosa stava facendo,ma non si nascose: continuò a vivere in Svezia fino a quando fu arrestato dalle forze russe il 17 gennaio del 1945. Il monumento non è che una delle tante opere e statue a lui dedicate.

Come Dorothy de “il mago di Oz” seguo dei mattoncini rossi, che portano diretti alla Sinagoga. Dalla parte opposta della piazza intravedo il Teatro reale d’arte drammatica. Ricordo che quando ero venuto la prima volta era pieno di appalti, mentre ora appare più interessante grazie alle statue dorate che fanno da guardiane e ai ragazzi che sono tra le scalinate mentre prendono un caffè osi godono un po’ di sole.

Il kungliga Dramatiske Teatern di fronte al marciapiede ci sono delle bandiere on colori vivaci; verde pisello, arancio, azzurro e rosa shocking!

Gli svedesi lo chiamano comunemente Dramaten, ed è Teatro nazionale svedese.

E’ la patria del teatro svedese dal 1908 in stile art-nouveau, fondato nel 1788 da re Gustavo III , la sua ambizione era quella di “stabilire un palcoscenico nazionale, dove le opere di drammaturghi svedesi dovevano esprimere la loro lingua, il gusto e i costumi tradizionali.

Gli attori più famosi hanno recitato qui e naturalmente, Ingrid Bergman. Infatti Ingrid Bergman ha debuttato al Dramaten nel 1951 con la “Luce nella Stamberga”.

A questo proposito a partire dal 2009 avviene la Bergmanfestivalen. Ovvero il Festival Internazionale del Teatro dedicato all’attrice di fama mondiale.

Ma se all’inizio lo scopo del teatro era di mantenere il privilegio ai cittadini svedesi, al contrario attraverso questo festival è un pretesto per far conoscere le diverse culture in grado di soddisfare la curiosità dell’etnico con idee nuove e all’avanguardia.

Avvicinandomi al teatro faccio attenzione ad un palazzo e una scalinata dove c’è un dragone .E’ il Hallwylska Museet e oltrepassando la scalinata scorgo un giardino con aranceti e lo stile architettonico con arcate arabesche che sembra piuttosto di essere in Spagna piuttosto che in Svezia . L’edificio era la casa costruita per il conte Hallwyl ( da qui prende il nome) l e sua moglie, Wilhelmina. E ‘stato creato per ospitare la sede del conteggio e la collezione d’arte della contessa. Mentre l’esterno del palazzo e la corte è storico in stile aranesco prende diversi elementi architettonici tracio  medievali e rinascimentali ispirandosi perfino a Venezia.

All’interno invece  era assolutamente moderna. La  collezione della contessa raccoglie le sue opere d’arte durante i suoi viaggi in tutto il mondo per fondare il suo museo, e, di conseguenza, il palazzo fu donato allo Stato svedese nel 1920, dieci anni prima della sua morte e la Collezione Hallwyl comprende circa 50.000 oggetti.

I posti che doveva farmi vedere per le esposizioni sono terminati, ma essendo appassionato di moda Roger mi porta in un negozietto piccolino dove vendono cappelli da donna.

Fabio Chiarini