Brick Lane, British Vintage e colore multiculturale

Brick lane è dove finisce la city e inizia The East. Percorro i  muri ricoperti di murales. La gente che passeggia indossa la maggior parte capi vintage, sembra essere catapultati negli anni’80.

 

La gente indossa le “spencer”, le giacche con le spalline, camicie in stile “new romantic”, jeans Levis Strauss modello 501 spesso insaccati nel sedere, cinture el charro,  capelli cotonati o lunghi dietro e davanti ma rasati lateralmente. Assaporo quel colore, quello stile che va dal punk, all’hippy al vintage: noto i dettagli come gli scalda muscoli indossati sopra i jeans per le donne, i piumini senza maniche.

Tutti sfoggiano con orgoglio le  fantastiche converse. Sono le mie scarpe preferite!

I negozi vintage sono in perfetta sintonia con la gente. Ammiro quei colori vivaci che provengono all’interno delle vetrine, che per un attimo mi dimentico della galleria, per poi ritrovandomela davanti. Me ne accorgo semplicemente perché corrisponde al numero civico che mi avevano dato per l’appuntamento, ma l’esterno è impersonale, solo una scritta quasi invisibile che viene nascosta dalla saracinesca. La galleria è molto simile a quella dove ho esposto a Roma, con la differenza che lì l’affitto per un’esposizione personale era di 200 euro per dieci giorni, mentre qui il costo di uno dei 4 muri è di 500 sterline per due settimane. La ragazza gentilmente mi fa presente che è una zona molto movimentata, piena di artisti e che la vendita dei quadri non è solo un’utopia, mi elenca la disponibilità e prendo in considerazione l’offerta magari per Settembre.

Uscendo dalla galleria proseguo verso la fine della strada e entro curioso in una delle librerie, dove per terra, oltre ad esserci cataloghi delle case editrici, ci sono pubblicità di eventi, concerti e annunci del quartiere. Leggo incuriosito quello che è Brick Lane.

Il giorno migliore per assaporare la vita e lo stile di Brick Lane quando ha luogo il mercatino, dalle 4 di mattina alle 2 del pomeriggio. Fondato nel XVIII secolo come mercato per i contadini che si recavano in città per vendere i loro prodotti, attualmente si trova di tutto: dalla frutta alle biciclette usate, ai dischi anni ’60.

E’ un peccato che non rimanga fino a domenica. La zona tuttavia è tutt’altro che turistica. Non incontro nemmeno gli innumerevoli italiani che abitano a Londra, non mi stupisco che nessuno dei miei amici la conosca. Forse i londinesi vogliono conservare quel po’ di british…ma evidentemente andando più avanti l’odore del curry inonda le strade e sembro essere catapultando nel film “The Millionaire”.

Questa zona infatti è stata il punto di arrivo di molti immigrati dal Banghladesh negli ultimi anni che oggi formano una vibrante comunità, prima ancora aveva visto l’arrivo degli ebrei e poi degli ugonotti che scappavano dalla Francia. Ma  questo clima multiculturale tutt’altro che turistico viene contrastato da un’atmosfera creativa, piena di gallerie, scultori, designer,artisti e locali, pub, saloni da thé decisamente differente dallo stile vittoriano che noi pensiamo. Entro giustappunto in una di queste sale da thé. Mi accoglie “l’Urban Style”: tigri, simboli tribali, sirene, sono tatuati nella parete e il barman che mi chiede cosa prendo da bere è abbinato al locale: estensori alle orecchie. le braccia ricoperte di tatuaggi e la canotta fa immaginare che non ce sono solo le braccia.

Oltre ai tatuaggi nelle pareti ci sono delle foto con a fianco il nome dell’artista, la grandezza e il prezzo, così le chiedo se posso esporre le mie foto. Al di là dell’aspetto, il ragazzo è molto gentile e mi scrive l’indirizzo mail e il numero di telefono della persona che si occupa degli eventi, poi tira fuori due birre, me la offre e mi fa l’imbocca al lupo per la selezione.

Proprio di fronte c’è un altro locale FIKA! E’ un ristorante svedese! Sembra quasi una coincidenza!Percorro il locale fino ad arrivare al bancone dove una bellissima ragazza bionda con le trecce sta sistemando un fusto della birra.

-Hej Hej! – le dico quando alza gli occhi verso il bancone, con un sorriso a 32 denti e agitando la mano come Pocahontas saluta il capitano Smith!

Anche lei mi saluta ma quando continuo dicendole:” har mar bra? “guardandomi confusa capisco che è inglese.

Gli spiego che sono stato in Scandinavia, che sono un fotografo e che mi piacerebbe fare un’esposizione sulla Scandinavia nel loro ristorante. La ragazza rimane entusiasta del mio progetto, ma essendo un’umile cameriera mi chiede di contattare direttamente la proprietaria tramite mail.

Ho appuntamento con Mark a Liverpool station, questa volta non è difficile e non ci sarà bisogno della bussola-Iphone. Infatti dalla fine della strada, Liverpool station è sempre dritto!

Fabio Chiarini