Il muro e la scheggia: un salto tra passato e futuro!

Mark è un ragazzo di origine colombiana, ma nato a Londra. L’ho conosciuto tramite Couch Surfing e mi aveva dato la disponibilità di un alloggio, ma ero già accordato con Alain e così gli avevo proposto nel vedersi e forse di organizzarsi quando sarei tornato dagli Stati Uniti. Quando arriva mi propone di prendere un aperitivo a Brick Lane: – Ci sono tanti locali carini!-

Declino l’offerta poiché la sua proposta era anche per mangiare assieme, e purtroppo tramite cellulare avevo già preso l’impegno di cenare con Alain. Così ci prendiamo un caffè da Costa e ce lo gustiamo portandomi in un quartiere chiamato WALL.

E’ un quartiere interessante perché anche qui  si nota l’incomparabile contrasto della città: le rovine delle mura romane della vecchia Londinium e i grattacieli della City.

In effetti le mura è quello che resta della colonizzazione romana a Londra. Non sapevo che anche nella capitale ci fossero resti così antichi: ricordo Bath, dove si trovano appunto i bagni romani e Chester, un paesino vicino Manchester che anche lì ci sono dei reperti romani. Leggo con curiosità la storia:  le mura vennero costruite con pietre provenienti dalla regione del Kent, trasportate su imbarcazioni da Maidstone. Furono necessari all’incirca 1.300 viaggi per trasportare tutte le pietre necessarie alla costruzione del muro. Si trattò di trasportare qualcosa come 85.000 tonnellate di pietre da una zona abbastanza distante per i mezzi di trasporto di quel tempo. Una volta costruite, le mura racchiusero un’area di circa 130 ettari.

Le mura avevano delle porte che conducevano all’esterno verso delle importanti strade romane che conduvano alle altre città del paese. L’elenco originale delle porte si contava da Ludgate ed in senso orario proseguiva con Newgate, Aldersgate, Cripplegate, Bishopsgate e Aldgate. Moorgate, fra Cripplegate e Bishopsgate, venne costruita più tardi – in epoca medioevale – e portò il numero delle porte a quello canonico di sette, ricordato nelle tradizioni londinesi e nella letteratura. Alcune delle porte, sebbene sia passati molti secoli, hanno dato il nome al luogo in cui si trovavano. A seguito dell’espansione della città, in epoca medioevale, il numero delle porte venne aumentato per adeguarlo all’incremento del traffico.

Le mura rimasero in uso per oltre 1.000 anni dopo. Esse servirono a difendere Londra dalle incursioni dei sassoni nel 457, e nel periodo medioevale vennero ricostruite aggiungendo nuovi bastioni e nuove porte. Soltanto fra il XVIII e il XIX secolo esse vennero pressoché demolite ma grandi porzioni di esse entrarono a far parte di altre costruzioni. Ciò venne dimostrato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Fra le macerie dei palazzi distrutti dai bombardamenti, le rovine che meglio avevano resistito erano i frammenti di mura romane.

Oggi sono rimasti pochi frammenti che possono essere visti vicino al T e attorno alla Tower Hill.

Mentre finisco di leggere le informazioni storiche sulle costruzione dei miei antenati, Mark mi porta in un centro commerciale aperto pochi mesi fa che si trova di fronte alla cattedrale di Saint-Paul. Entrando prendiamo subito l’ascensore di vetro e vedo con chiarezza il colonnato, poi la cupola di fronte a me, fino ad arrivare al Rooftop dell’edificio.

Mentre i business men si godono l’aperitivo al bar, noi andiamo oltre la terrazza dove, nonostante il vento, c’è qualche coppietta che si fa un picnic di fronte ad un panorama stupendo dove si può vedere tutto il panorama di Londra.

Vedo in lontananza il London Eye, il Big Ben, i simboli della città, mentre dall’altro lato c’è un grattacielo imponente a me sconosciuto. Chiedo a Mark cosa sia e lui mi risponde che è  “The Shard” che significa “la scheggia”, “il frammento”,’ un grattacielo di un’ottantina di piani, alto 309,6 metri  sarà l’edificio più alto d’Europa, superando di una decina di metri la torre più alta del complesso City of Capitals di Mosca.

A quanto dicono, l’inaugurazione avverrà il 5 Luglio, proprio quando farò ritorno a Londra!

Tuttavia penso che sebbene sia il grattacielo più alto dell’Europa è incomparabile a quelli degli Stati Uniti, o in Asia o del  Reti, negli Emirati Arabi Uniti, che è il grattacielo più alto del mondo con i suoi 830 metri. È comunque probabile che anche il record di The Shard in Europa non duri a lungo, dato che entro la fine dell’anno potrebbe essere completata a Mosca – dove si trovavano tutti i grattacieli più alti d’Europa dal 2005 ad oggi – la Mercury City Tower, che supererebbe The Shard di una ventina di metri.

Mark mi fa presente che l’architetto che ha progettato the Shard è stato un italiano, Renzo Piano, in collaborazione con Richard Rogers, l’autore del Centre Pompidou di Parigi. Piano ha voluto, per l’esterno, un rivestimento in vetro particolarmente riflettente. L’altezza prevista inizialmente è stata abbassata di circa un terzo a causa delle preoccupazioni dell’ente britannico dell’aviazione civile, che temeva che gli aerei ci si potessero scontrare. Al suo interno ci sarà un hotel a 5 stelle con oltre 200 stanze, tre piani di ristoranti e uffici. Nei piani più alti ci saranno dieci appartamenti di lusso, ciascuno dei quali occuperà uno o due piani, ma anche uno spazio panoramico a 360° aperto al pubblico, per cercare di contenere le critiche sul fatto che si tratti di un’operazione commerciale destinata solo ai super-ricchi e senza alcuna ricaduta positiva sulla popolazione.

Il grattacielo si trova proprio sopra la stazione di London Bridge, nel centro di Londra, e i piani vennero presentati per la prima volta nel 2000 dal costruttore Irvine Sellar. Sellar aveva acquistato il terreno vicino a London Bridge nel 1998, su cui sorgeva allora un edificio di 24 piani degli anni Settanta chiamato Southwark Towers.

Tuttavia l’altezza annunciata inizialmente per il nuovo grattacielo era di 1.400 piedi, ovvero 420 metri.

Tra le informazioni che riesco a captare, mi godo il tramonto di  una Londra a me sconosciuta, nonostante ci abbia vissuto  per diversi mesi quattro anni fa.

Il tepore degli ultimi raggi solari mi mettono nostalgia e in cuor mio è veramente sprecato dover condividere una scena così bella con una persona che ho appena conosciuto. Con Fredrick era diverso, anche se non era il mio ragazzo, è un buon amico , gli voglio bene e sono felice di aver condiviso il viaggio in Scandinavia con lui, e non ho nessun rimpianto di averne condiviso con un probabile amore, perché comunque per me è una persona speciale.

In questo caso, nonostante Mark sia una persona gentile e gradevole, sento che l’aria di Londra è diversa da quella della Scandinavia. Senza contare che quelle coppiette che si abbracciano sognanti dietro di noi, non facilitano le cose. Rimaniamo in silenzio per un po’, anche lui si gode il paesaggio, chissà forse starà pensando le stesse cose. Penso malinconico al ragazzo che stavo frequentando a Roma, in quell’istante l’avrei voluto lì con me, poterlo abbracciare sotto una coperta, ripararci dal freddo godendoci l’ultimo spicchio di sole fino a quando non faccia buio e ci accorgiamo a causa del freddo, che è tempo di scendere al pianoterra.

Cerco di mascherare la mia malinconia con Mark, accennando ad un sorriso e approfittare di quei ultimi momenti di luce facendomi qualche foto. Mentre scendiamo con l’ascensore di vetro e la cattedrale torna imponente, Mark percepisce quell’aria un po’ triste e mi chiede se è successo qualcosa. Io cerco di tergiversare e con un sorriso le chiedo la prossima tappa.

Fabio Chiarini

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