Due gocce di Chanel e sono pronto per il viaggio!

14/06/2012

16.00

 

Questa mattina stranamente mi sono alzato alle 5.30 senza troppa fatica. Alain era già sveglio e mi stava preparando la colazione. Ho deciso di non buttare la valigia rotta, per poterci mettere tutte le cose che ho acquistato in Scandinavia e che non utilizzerò in America, depliant, libri, souvenir etc.

Nonostante la valigia questa volta me la faccio a piedi fino alla metro, sono poche fermate e ho bisogno di un po’ d’aria. Il viaggio per gli Stati Uniti è il fulcro del mio viaggio, probabilmente quello che mi maturerà più degli altri, sarò in un altro continente, non ho amici stretti su cui ho la certezza di poter contare, sto andando sulla fiducia e sulla convinzione che andrà bene: ma se non è poi così?

Il gelo mattutino di Londra mi da l’ossigeno necessario per scacciare l’ansia del volo. Arrivo in alle 6.50 nella stazione metropolitana e in largo anticipo a Heathrow grazie all’efficienza della Tube station londinese.

Mi sorge il dubbio quando arrivo nella Piccadilly Line e vedo tre fermate di metro su Heathrow e 5 terminal. Controllo nel caso fosse scritto nel foglio di prenotazione. Macchè!

Provo allora a chiedere ad un ragazzo in divisa della British Airways. Lui prende

dalla tasca un promemoria delle compagnie aeree e mi dice che la United Airlines è al Terminal 4, ma devo scendere alla fermata prima che comincino i Terminal poiché questo treno va solo al primo, secondo e terzo.

Arrivato di fronte ai check-in della United Airlines, la sicurezza mi fa presente che sebbene abbia prenotato nel sito della compagnia, è un volo CODE-SHARING, ovvero che un partner, in questo caso l’AIR CANADA.

 

Mentre mi dirigo verso il Terminal 3 penso che in effetti ai Code Sharing che ho fatto e che non mi sono accorto. Quando sono andato in Spagna avevo prenotato con l’Iberia, ma ho volato con la Vueling, quando sono andato in Francia, ho prenotato con l’Air France, ma ho volato con l’Alitalia. Lo scalo a Toronto, mi avrebbe dovuto far suonare un campanello d’allarme. Poco male, fortunatamente sono in largo anticipo e il  treno tra i diversi terminal è gratuito.

Compilo il “check-in self-service”, attacco il tagliando al Drop luggage e vedo la mia valigia scomparire. Guardandola sembra come se mi dicesse: “Stai tranquillo, ci vediamo a Newark!”

Ho ancora un po’ di tempo e come mio solito vago nel Duty free e c’è una promoter della Chanel che fa provare a tutti la nuova crema idratante da viso.

Quale migliore occasione?

Mentre mi spalmo la crema, la ragazza mi elenca tutti i benefici,  io annuisco interessato, e quando la crema è ben assorbita la ringrazio dicendogli che controllo se stanno imbarcando. Prima di uscire però per completare il volo in stile Chanel, mi spruzzo qualche goccia di Allure. Ora sono pronto per il volo!

Ricordo quando ero a Parigi ed io con il mio amico Fabien passavamo per il negozio di Sephora negli Champs Elysées e ci spruzzavamo i nostri profumi preferiti, e poi uscivamo senza comprare nulla. Il mio amico si avvicinava a me sorridendo e esclamando: “C’est gentil Sephora!”

Prima di arrivare al gate, bisogna passare la dogana, ancor prima di essere arrivati, assurdo!

Mostro all’addetto della sicurezza il mio passaporto, ma nota un cambiamento tra la foto e la persona che le sta davanti, così mi chiere un ulteriore documento d’identità. A dire il vero, il passaporto risale al 2007 quando sono partito per il Canada e a dirla tutta nella foto sembro un talebano.

Tuttavia sono un po’ indispettito del fatto che non mi riconosca e con un tono permaloso, mostrandogli la carta d’identità gli dico: “ In quella foto avevo 20 anni ed ora ne ho 26, crede che sia diverso d’allora? Sembro più vecchio?”

Il povero cinese che mi ha chiesto il documento diventa rosso della vergogna e tace consegnandomi il documento d’identità. Mi ha chiesto anche scusa, storpiando, come tutti  gli stranieri, il mio cognome, così con un tono alla signorina Rottemeier lo correggo: “il Ch in italiano si pronuncia K, Chiarini, grazie!”

Riprendo il documento varco la dogana come una lady offesa, poi però mentre percorro il gate ripenso al poveretto e sogghignare mi è inevitabile!

Attendiamo che scendano i passeggeri arrivati e ne approfitto per prendere tutti i tabloid e quotidiani che sono disponibili.

Ce ne sono di tutti i tipi. Prendo un giornale di gossip, il Daily Mirror, l’Herald Tribune, una rivista dei viaggi dove tra l’altro parla degli Stati Uniti e in prima pagina si legge: “Brooklin, New York non è solo Manhattan!

Fabio Chiarini