Scalo a Toronto e immigrazione in America!

 14/06/2012

16.00

 

Entrare negli States è più difficile che entrare nel camerino di Lady Gaga! Non sono ancora atterrato negli States,sono ancora a Toronto e già ci sono i primi problemi d’immigrazione.

Appena atterrato all’aeroporto, nella US costum  mi hanno fatto compilare l’ennesimo modulo dove dovevo scrivere addirittura l’indirizzo di dove alloggiavo, se avevo con me merce o prodotti da vendere e le referenze dell’alloggio in caso non si trattasse di un albergo o ostello. A malapena ricordo dove mi devo vedere con il mio amico Couch Surfing.

Apro l’agenda e vedo il luogo d’incontro: Metro Lower East Broadway. Il mio amico non mi ha dato il suo indirizzo, ma le coordinate per raggiungerlo.

Così metto nell’indirizzo il nome della metro, tanto non si accorgeranno, a Toronto chi conosce le vie di New York?

Sbagliato. Ho beccato proprio il poliziotto che si è impuntato sull’indirizzo. Mi fa notare che “Lower East Broadway” è  un quartiere e non una via!Che cavolo, le metropolitane di New York sono tutte vie, sono così sfigato da aver preso l’unica metropolitana che indica un quartiere?

Il controllore mi riconsegna il modulo avvertendomi di contattare il mio amico e di farmi dire il suo indirizzo, solo così potrò oltrepassare la dogana! Esco un attimo dalla dogana, intrappolato nell’aeroporto. Tra l’ansia cerco di chiamare Rafael, il ragazzo che mi ospiterà a New York questi giorni. Ovviamente essendo in Canada e non considerando quest’ostacolo, devo cambiare la valuta dollaro americano al dollaro canadese per chiamare alla cabina, poiché il mio cellulare non da alcun segnale.

Cambio 5 dollari americani, ma nonostante cerchi di chiamare Rafael mi risponde la segreteria telefonica, i 5 dollari si dissolvono in meno di un minuto rimanendo senza più dollari canadesi e senza aver risolto. Mi trovo in un limbo dove non posso né andare avanti né tornare indietro. E adesso che faccio?

Alla fine fregandomene apro la guida del CTS, vedo il primo indirizzo, quello del Metropolitan Museum! perfetto facciamo che abiterò lì, tanto non mi verranno di certo a controllare ora dove abito!

Ritorno dal poliziotto, mi fa alcune domande mentre ricontrolla accuratamente il modulo che ho compilato. Mi parla come se fossimo amici: “ Hey Mate, what’s up?”ma capisco dalle domande che nonostante la conversazione informale, mi sta dando del povero immigrato. Così nella domanda: “ Perché sei negli States?” rispondo che sono un giornalista e che sto scrivendo un reportage su New York e sulla costa orientale. Dopo molte altre domande, dove pensavo vivamente, ma che razza di domande sono, mi lascia passare, mettendo il timbro del controllo. Faccio un lungo respiro di sollievo dirigendomi in quell’aeroporto che fino a poco fa mi era sembrato un una prigione.

Dopo otto ore di volo non sento più il profumo così ripasso al duty free , spalmandomi un po’ di crema anti-age, dopo la paura del controllo ho perso 10 anni di vita, e metto Terre d’Hermes. Mentre mi dirigo al prossimo gate, trovo per terra un penny.

Anche all’aeroporto di Stoccolma ho trovato un centesimo, nel raccoglierlo mi sento meglio, è di buon auspicio e spero che mi porterà fortuna proprio come quel centesimo me ne ha portata in Scandinavia.

Fabio Chiarini