Prima notte a Manhattan!

Cerco di dirigermi verso la metropolitana, ma vengo  travolto dalla folla e in quell’oceano di persone riesco a scorgere cose stranissime. Scorgo una vecchia signora con i capelli rossi seminuda che indossa  un tanga, un copri capezzoli e un cappello da cow boy,  ringraziando il cielo, la chitarra copre il seno calante e il ventre pieno di smagliature, ma come se fosse un molestatore, mentre suona e canta musica country di tanto in tanto alza la chitarra per mostrare fiera il suo fisico, ormai decadente.

Passeggiano mano per la mano due uomini maturi fetish, con tanto di sedere scoperto e piercing sui capezzoli, per quanto siano scabrosi la scena è comunque molto dolce. Un altro vagabondo impaurisce le povere ragazze mostrando quello che ha sulla spalla: TOPI! Fortunatamente sono un maschio e denoto un senso di misoginia quando compiaciuto guarda le ragazze inorridite e spaventate da quella visione. Se fosse capitato a me la mia valigia per riflesso era già catapultata sulla testa del povero senzatetto e i suoi amichetti erano già tornati nelle fogne!

Si vedono queste fantastiche insegne che cambiano ogni 10 secondi e ti chiedi perché la tecnologia non sia arrivata nella metropolitana! Non chiedo molto, ma una scala mobile?? Prendo di peso le valigie e dopo aver contribuito al mio momento di palestra cerco di capire la direzione per la stazione metropolitana Lower East Broadway. Sono sulla 30ma strada, prendendo la metro non riesco a capire tra quante fermate dovrò scendere, non ho ancora preso un mappa, e all’interno del vagone non c’è traccia della linea metropolitana. Ci sono solo pubblicità in spagnolo. Dopo una decina di fermate scorgo la scritta della mia destinazione. Controllo l’orologio e noto con sorpresa che sono le 10!Sono esausto perché se non consideriamo il fuso orario sono le 4 del mattino e questo vuol dire che sono quasi 24 ore che non dormo!

I telefoni pubblici non funzionano, come del resto anche quelli italiani, perchè ovviamente con l’avvento del cellulare oramai sono inutilizzabili, entro così in un takeaway cinese e chiedo alla ragazza se mi fa chiamare con il suo cellulare. Lei senza problemi mi passa il suo iphone rosa in stile Hello Kitty. Chiamando Rafael gli dico la mia postazione, facendo riferimento a tutto ciò che vedo: insegne, negozi, ristoranti, indicazioni stradali, ma è inutile perché non ha la più pallida idea. Gli accenno il ristorante cinese dove sto chiamando, ma non gli dice nulla, porca pupazza!

Prova a dirmi qualcosa lui, un locale di nome 69, get t! Gli dico che lo aspetto lì davanti.

Mentre sono lì di fronte, dopo diverse occhiatacce da parte dei buttafuori, esce una signora per la sua sigaretta. Vedendomi in attesa attacca bottone chiedendomi se sono in partenza o sono arrivato.

Rispondendogli mi fa un sorriso smagliante, quasi familiare, come quelli dei svedesi, e infatti scopro che è appunto svedese!

Ora che ci penso c’è sempre un legame svedese in questo viaggio: il locale FIKA a Brick Lane ed ora la signora svedese che esce a fumare la sigaretta e che mi da il suo benvenuto non appena tocco il suolo statunitense. Potrebbe essere di buon auspicio come la monetina. La Svezia ormai mi infonde un’energia positiva e credo che grazie a quest’incontro casuale questo viaggio sarà un successo!

Fortunatamente Ingrid mi fa passare la stanchezza e ovviamente, eccitato per aver incontrato una svedese, gli racconto del mio viaggio in Scandinavia con le mie tappe. Non appena pronuncio la città Umeå, lei si eccita così tanto che per poco non mi spengeva la sigaretta sulla faccia!

Mi confessa che Umeå è la sua città natale e ad un tratto prova una certa nostalgia quando gli e ne parlo. Mi abbraccia forte e mi ringrazia per avergli ricordato la sua patria, mi da il cinque e mi augura ancora buona fortuna, questa volta di cuore, quasi come se si fosse un po’ commossa, e come se fossimo amici di vecchia data, mi lancia un bacio prima di rientrare al locale.

Non appena Ingrid svanisce, appare Rafael. Sinceramente me lo immaginavo diverso. Decisamente ispanico, ma forse un pochino più giovane. Tuttavia è sulla quarantina, di origine messicana con i classici baffoni e i capelli pettinati e impomatati con la riga da una parte. Mentre ci dirigiamo nella casa mi spiega che per stanotte dormiremo a Manhattan, poiché ha le chiavi dell’appartamento di un amico, ma domani andremo al Queens.

Non che sia snob, ma sinceramente associo il Queens al film di Eddy Murphy “Il principe cerca moglie” e immagino barboni che sono per le strade, palazzi degradati e malviventi. Devo confessare che tuttavia anche questo quartiere è un po’ degradato, ma per una notte, mi accontento, ma da domani andrò alla ricerca di un Couch Surfer qui a Manhattan o al massimo a Brooklin. Leggendo la guida turistica, mi conferma che effettivamente il Queens e il Bronxs sono sconsigliati, sono dei posti degradati, e l’unica cosa positiva di quella zona è che per andare all’aeroporto.

Prima ancora di entrare Rafael mi chiede di aspettare per una decina di minuti a pochi metri del palazzo, poiché c’è il custode e non ammettono ospiti,  così il piano è che lui porta la valigia e poi entriamo insieme.

Passano dieci minuti d’orologio e sinceramente penso seriamente se rivedrò di nuovo i miei bagagli! Non so cosa mi prende, ma ho un certo sesto senso, che non riesco a fidarmi molto di Rafael. La mia sfiducia viene abbattuta quando vedo attraversare la strada Rafael e mi fa cenno di attraversare la strada e di salire. Mi offre un bicchiere d’acqua e mentre mi riposo un attimo sul divano, vedo un programma americano dove la conduttrice è un italiana che parla con uno chef italiano che vive a New York, e spiega come cucinare i bucatini all’amatriciana. Sebbene sono a New York, sento l’Italia così vicina!

Non appena poggio il bicchiere d’acqua crollo sul divano e mi risveglio la mattina, con un biglietto di Rafael, poiché lui è già al lavoro. Mi chiede la cortesia di uscire prima del suo coinquilino, perché lui ha le chiavi e di fare attenzione, perché una volta che il suo coinquilino è uscito, chiuderà a chiave e io rimarrò bloccato a casa.

Sbircio nell’altra camera e vedo un ragazzo che dorme beatamente. Fortunatamente non corro questo rischio.

Fabio Chiarini