DUMBO, alla ricerca di spazi espositivi in Brooklyn

dumboRecentemente a Brooklyn è stato inaugurato anche il nuovo Terminal Crocieristico di Red Hook, che permetterà a migliaia di nuovi visitatori di scoprire la Grande Mela.

Dal nuovo terminal di Red Hook ai divertimenti e le spiagge di Coney Island, Brooklyn è una destinazione nazionale e internazionale da non mancare per tutti coloro che visitano New York”.

Il nuovo terminal crocieristico di Brooklyn è stato inaugurato lo scorso 15 aprile e diventerà la porta d”accesso a New York City per migliaia di crocieristici ogni anno. Al terminal di Red Hook stazioneranno, oltre alla Queen Elizabeth 2 e la Queen Mary 2, le due navi della Princess Cruise Lines Crown Princess e Star Princess, che partono da Broolkyn per arrivare nel New England, in Canada e ai Caraibi.

Il Terminal Red Hook è situato nella zona a sud ovest di Brooklyn, un distretto che offre le attrazioni più diverse, di notte e di giorno. Il Valentino Pier Park e la passeggiata Beard Street Pier sono i punti di partenza ideali per visitare Brooklyn, dai quali godere dei magnifici panorami sulla baia di New York e sulla Statua della Libertà.

Il quartiere dove mi trovo si chiama DUMBO. L’associazione del Jumbo in Gran Canaria, mi aveva fatto pensare ad un enorme edificio dove potessero esserci spazi espositivi, e invece è un vero e proprio quartiere. Dimentico sempre che Brooklyn non è un quartiere come quelli romani!

Il termine DUMBO tra l’altro è  l’acronimo di  “Down Under the Manhattan Bridge Overpass” , “Sotto il DumboArtsFestival_ArtistHudak_E_Rendering_460x285cavalcavia del Manhattan Bridge” ,  è il quartiere in rapida crescita che si estende da una parte tra il Manhattan Bridge e il Ponte di Brooklyn, e dall’altra tra l’area a est del Manhattan Bridge e la zona dei Vinegar Hill. Tradizionalmente un paradiso per artisti, grazie ai suoi affitti bassi, la zona si è andata recentemente imborghesendo, con la conseguente crescita dei prezzi. Tuttavia, il quartiere è riuscito a mantenere inalterato la sua atmosfera bohemien e lo spirito sperimentale (sebbene non sia necessariamente abitata da artisti squattrinati).

In passato, era pieno di cantieri e magazzino che si sono trasformati  in meravigliosi loft e spazi creativi dove artigiani e artisti indipendenti producono pezzi d’arredamento artigianale e abbigliamento creativo.

Si affaccia sull’East River, infatti fortunatamente è la parte più vicina dove posso dirigermi senza fare troppo tardi e riuscire a trovare qualcosa d’interessante.  Fa un certo effetto vedere il Brooklyn Bridge da sotto, il panorama migliore da quanto leggo si  gode da Fulton Ferry e dall’Empire-Fulton State Park, battezzati in onore di Robert Fulton, che nel 1814 inaugurò un servizio di trasporto su battello a vapore da un molo tutt’oggi esistente, ma nonostante stia sotto e non riesco a vederlo dall’alto l’emozione è la stessa,mi sento come se fosse un’ala di protezione, un imponente simbolo, conosciuto in tutto il mondo che mi  ripara dai raggi cocenti della giornata, che mi ristora un po’ d’ombra.

Noto una certa quiete delle strade di DUMBO  a volte deserte, a volte con passanti con vestiti eccentrici, o con tubi dove tengono chissà i loro schizzi.

La voglia di scoprire Brooklyn, mi ha totalmente fatto dimenticare il perché sono venuto. Così vedendo anche l’orario decido di fare un giro per Jay street, dove effettivamente vedo parecchi negozi che si occupano di fotografia, ma sono studi privati, dove sono di proprietà dei fotografi e quindi non accettano la “concorrenza”!

Un po’ deluso, decido di finire la strada per poi prendere la metro, ma proprio alla fine, faccio attenzione ad dumbo-arts-festivalun pub, dove vedo delle foto con vicino delle targhette, così deduco che siano in esposizione, e magari anche in vendita. Entrando questo dubbio viene esaudito, leggo infatti di fianco alle foto, la grandezza, l’artista e il prezzo.

Nel pub c’è poca gente, vedo la barista, una signora bionda sulla quarantina, che pulisce il bancone un po’ annoiata, così vado diretto da lei, senza aver paura che  la disturbo per il lavoro.

Mi da il flyer del pub e mi scrive il numero del locale sul retro: ”Steve West è colui che si occupa dell’organizzazione delle esposizioni, lo trovi dopo le 18, chiamalo!” esordendo con un tono sexy e un po’ provocatorio, come se fosse una di quelle squillo. Avrei voluto dirle che avrebbe fatto carriera nel mondo dell’HOTLINE, ma probabile che non avrebbe colto il complimento!

Sono le 16.30 e devo sbrigarmi. Mentre salgo in metro, penso che devo comprare al più presto una sim card americana.

Ho il terrore che se faccio tardi, poi pensa che gli ho dato buca e se ne va e quindi resto senza un posto dove stare.

La metropolitana passa su uno dei ponti e riesco a vedere per pochi minuti i grattacieli avvicinarsi, si ritorna a Manhattan!

 Fabio Chiarini