Il Chippendale della fifth Avenue

OLYMPUS DIGITAL CAMERANeil è inglese, viene dall’Essex, Infatti riporta i classici tratti somatici inglesi: biondo con pelle chiara e fisico magrolino. Lavora per la Sony, nella Madison Avenue tra la 55° e la 56° strada. Quando mi da l’indirizzo avevo paura di non trovarlo, pensavo un ad negozio, mentre non appena arrivo al punto d’incontro vedo un grattacielo di trentasette piani, con vetrate dove c’è un immenso showroom di televisori, dvd, telecamere, macchine fotografiche e tutto ciò che è tecnologico. Inoltre al centro dello showroom come un’isola in mezzo all’oceano hi-tech, c’è Starbucks. All’interno della struttura ci sono anche dei tavolini al coperto, ma avendo il tetto a vetri è possibile godere della bella giornata senza aver paura dell’afa.
Il grattacielo è in granito leggermente roseo, costituendo uno degli esempi più famosi di architettura postmoderna. Diverse infatti le fonti a cui il suo concetto architettonico si ispira: la Scuola di Chicago per le strutture a scacchiera, ma anche fonti rinascimentali come Palladio.
Già visto da lontano, si distingue dalle costruzioni della tradizione moderna, e richiama l’architettura neoclassica, dato che la forma triangolare corrisponde a quella di un timpano. Come in molte strutture architettoniche, lo stile su cui venne costruito, all’epoca, negli anni ’70,fu considerato di cattivo gusto. Addirittura la costruzione viene chiamata ironicamente dai newyorkesi Chippendale, con riferimento allo stilista di mobili classici, forse anche in riferimento al tetto che riprende un po’ la forma di un cassettone.
Neil è lì che mi aspetta con la sua 24 ore e un po’ assonnato e mentre ci presentiamo si lamenta un po’ della sua giornata stressante.
Mi propone di andare direttamente nel suo appartamento, prima di tutto per la stanchezza e anche per farmineil and me vedere dove alloggerò. La casa è molto vicina, bisogna attraversare solo qualche avenue, ma sarebbe al massimo 10 minuti a piedi. Tuttavia aspettiamo una navetta gratuita che ci porta proprio sotto il palazzo dove abita Neil. Non appena scendo dalla navetta, rivedo i palazzi di New York che vedevo nei film: un usciere che ci apre la porta, salutandoci cordialmente e togliendosi il suo cilindro, un altro impiegato alla reception e l’ascensore laccato d’oro. Non appena entro nell’ascensore, leggo quanti piani sono: 40! Il monolocale è posizionato al 31emo piano. Se solo penso che i grattacieli più alti di Roma arrivano ai 10-15 piani, meno della metà di dove sono, per di più non sono appartamenti abitabili, ma uffici. Non appena apre la porta, vedo il panorama dei grattacieli, così vicino ai miei occhi, come se fosse una cartolina. Il monolocale non è grandissimo, ma è molto luminoso, il bianco del mobilio e delle pareti è contrastato dal grigio chiaro delle lenzuola e del tappeto. Inoltre un poster di New York prende tutta la parete, mentre nell’altra migliaia di dvd e cd del marchio Sony. Mentre rimango ancora sbalordito del panorama mozzafiato, ripenso che è decisamente meglio dell’appartamento nel Lower East side, senza nulla togliere all’ospitalità e alla gentilezza di Rafael, ma la situazione è imparagonabile. Accetto l’invito entusiasta per il weekend poi da lunedì andrò da Sid.
Mentre mi offre da bere, mi racconta che ha vissuto per un periodo a Roma, sempre per la Sony, abitava a Tor Sapienza, che se proprio dobbiamo paragonarla a New York è esattamente al Lowe East Side! Talvolta cerca di parlarmi in italiano, con il suo accento british, sospirarano di tanto in tanto, facendomi venire in mente Stanlio e Olio!Io però continuo a parlare in inglese, non ho alcuna intenzione di parlare italiano a New York, a meno che non mi si presenta un italiano come me! Voglio dare l’idea che non sono come molti italiani che hanno problemi nel parlare inglese, voglio essere parte del posto, anche sul lato linguistico! Così dopo averci provato un paio di volte nel parlare italiano, Neil continua con il suo accento inglese, parlando tuttavia di Roma, del periodo in cui ci ha abitato e di come nel corso del tempo Roma è cambiata! Ieri ho visto nel televisore quel programma, ora parliamo di Roma, mi rendo conto che nonostante mi trovi oltreoceano, Roma e l’Italia sono sempre vicini!
I segni del viaggio iniziano a farsi vedere, mostro con un po’ di vergogna, una vescica che mi è comparsa sul polso, a causa dello sfregamento con la valigia!
Torno alle 9 da Rafael all’ East Broadway, mi aveva avvertito che ci sarà un altro ragazzo stanotte,oltre a me, così posso cogliere la palla al balzo e dirgli che se vengo anche io ci sarà meno spazio.
Li vedo in lontananza dall’altro lato della strada, facendo un segno con la mano attraverso per raggiungerli. L’altro couchsurfer è ungherese, altissimo e un po’ introverso, come la maggior parte dei ragazzi dell’Est, a tal punto che quando gli faccio qualche domanda, mi risponde con monosillabi.
Lancio la bomba:
– Rafael, devo dirti una cosa: perdonami, ma ho trovato un’altra sistemazione per stasera, qui a Manhattan. Non voglio snobbare la tua ospitalità, ma sinceramente, mi sento più al sicuro a Manhattan, che al Queens, anche se mi hai detto che vivi in una zona residenziale ed è tranquilla!” La testa si lascia trasportare dalla gravità, lo vedo un po’ deluso, ma poi con un sorriso accenna che capisce la mia situazione, e che non è per lui che ho deciso di cambiare l’alloggio, ma per la zona, così mi da l’imbocca al lupo per la Grande Mela e mi accompagna con la macchina fino alla metro.
ADDIO QUEENS, WELCOME BACK MANHATTAN!

Fabio Chiarini