Chelsea e l’hotel degli artisti

chelsea mapChelsea è un angolo multietnico, oltre ad essere uno dei quartieri gay, insieme al Greenwich Village, Soho e Hell’s Kitchen  in particolare sulla Eight Avenue.

Per l’esposizioni fotografiche mi hanno consigliato di chiedere proprio a Chelsea, è ancora molto in voga per le gallerie d’arte, infatti c’è addirittura una scuola di fotografia, nella vetrata a specchi, si vede un’esposizione di diversi temi: viaggi, persone, animali,anche stili diversi come il bianco e il nero, il retrò, danno un distacco netto tra artista e artista, non c’è unione tra di loro o una cromatica in comune, la differenza di stile è come un muro che separa ogni singola esposizione, sebbene siano nello stesso spazio espositivo. Entro un po’ timido chiedendo al portiere di colore se c’è la possibilità di usufruire di quello spazio, ma sfortunatamente è dedicato esclusivamente agli studenti, per rincuorarmi mi porge un magazine dove ci sono tutte le novità artistiche della zona. Tempo fa ho letto che Hillary e Bill Clinton s’innamorarono di questo quartiere al punto da chiamare così la loro figlia.

Il quartiere di Chelsea comprende dalla 14ema alla 29ema,e nel cuore di queste strade, nella 23ema si chelsea hoteltrova lo storico Chelsea Hotel, che è stato la casa tra gli altri di Bob Dylan, Charles Bukowski, Patti Smith. Purtroppo questo ritrovo per i bohemien di Manhattan è  stato schiacciato dai costi di manutenzione.

Bob Dylan deve il suo nome al poeta che al Chelsea Hotel era morto alcolizzato, Dylan Thomas. Anche Jack Kerouac e William Burroughs si spingevano fin lì, per andare a trovare Herbert Hunke, il tossico e ladro che aveva ispirato l’Urlo di Allen Ginsberg:

Anche Robert Mapplethorpe, che avevo ammirato al Fotografiska di Stoccolma, aveva soggiornato qui, e come lui anche Andy Warhol.

Nel 1884, quando fu costruito, era l’edificio più alto di Manhattan e quindi del mondo, un immenso condominio di lusso svettante lì, in quella frontiera della città che fuori dai confini di Dowtown – da Wall Street a Washington Square fino al Village – si stava scoprendo metropoli. Solo anni dopo, nel 1905, il condominio si trasformò in ricchissimo hotel. E solo anni dopo il ricchissimo hotel infine decadde: per risorgere in mito.

Chelsea-New_York_CityChelsea è forse la capitale mondiale delle gallerie d’arte. Leggo stupefatto che ci sono  ben oltre 500 concentrate in un quartiere di dimensioni tutto sommato modeste rispetto alla grandezza di New York. Si sono trasferite qui da Soho, fino all’inizio degli anni ’90 il centro della scena artistica newyorchese, scacciate soprattutto dagli affitti alti. A Chelsea sono state le gallerie uno dei motori della trasformazione di un quartiere industriale in uno degli esperimenti urbanistici più riusciti della città: i capannoni abbandonati dalle fabbriche sono stati trasformati in spazi di grande suggestione, si va dai nomi più famosi come Gagosian, a nomi ormai storici ma più di nicchia a piccolissimi spazi di 40 metri quadrati al decimo piano di un palazzo (ci sono edifici quasi interamente affittati a gallerie). Alle volte gli spazi candidi e le grandi opere d’arte mettono soggezione, ma l’accoglienza è in generale molto cordiale ovunque. Naturalmente gli acquisti sono solo per chi se li può permettere: le opere degli artisti meno famosi partono da 3.000$ minimo e questa cifra si moltiplica facilmente per 10, 50, 100 per gli artisti più famosi.

Passare una giornata a Chelsea è come passarla al Moma, se non addirittura più interessante, perché qui si può vedere l’arte del momento e il dialogo fra le varie gallerie. E’ un abitudine tutta della Grande mela quella di fare una passeggiata fra le gallerie nel tempo libero. Dopo aver girato per diverse gallerie, e aver avuto a chi prezzi esorbitanti e altri l’esclusiva per artisti celebri, mi fermo in una panchina sotto un albero, godendomi un po’ d’ombra aspettando le 19.00.

Fabio Chiarini