Greenwich Village, il vintage ai tempi di Stonewall

greenwichCome se fosse un patibolo apro la mail: – Fabio, ti ho aspettato per un’ora e poi sono tornato a casa!- Oh Cazzo! E adesso?

Ok , stiamo calmi la sincerità risolverà qualsiasi cosa.

 

Oggetto: Sorry, je suis desolé, Lo siento, ik ben droevig,  sono spiacente, perdòname!

(citare  Madonna, può alleviare e fa sempre u certo effetto!)

 

Sid,

E’ successo una cosa strana: oggi ho comprato la scheda sim del telefono, sotto al tuo indirizzo c’era un numero di telefono e credevo fosse tuo. Quando mi sono presentato all’appuntamento, mi sono accorto che era di un altro ragazzo.

Sinceramente sono mortificato del disagio e di averti dato buca. Spero di poter recuperare, è sabato sera e sono ancora le 9, ti va di uscire insieme?

ANCORA SCUSA!madonna-sorry

Noto che Sid è in linea e infatti mi risponde dopo 5 minuti dicendomi che mi crede, e non c’è problema, ma che ormai ha già cenato e se si tratta di uscire, è per un dopo cena, magari possiamo andare in qualche party!

Approvo, tanto non credo che  per Neil ci siano problemi, e poi non farò molto tardi, anzi cerco di proporglielo anche a lui, ma mi risponde che è stanco, ma che devo approfittare del sabato sera e di non restare a casa.

Con Sid ci diamo appuntamento al Greenwich, da lì poi decideremo se andare a ballare o a bere qualcosa in tranquillità. Neil m chiede se ho  già mangiato, a parte il caffè annacquato non ho ingerito nient’altro, così usciamo per andare a comprare al supermercato qualcosa per cena. Ricordo ancora una scena della serie di Sex and the city, dove Carrie, all’inizio dell’episodio dice che New York è la città che non dorme mai, che è aperto tutto 24 ore su 24, tranne la sua tintoria!

Infatti andando al supermercato chiedo a Neil se facciamo non è già chiuso visto che sono già le 9 passate.

– Oh Baby, i supermercati sono aperti 24 ore su 24!- nel suo tono  m’immagino perfino la citazione alla Stanlio “Stupìdo”!  Compriamo una baguette, pomodoro e basilico… Bruschetta! Veloce, leggera, in più una bella passata d’aglio per allontanare chi mi disturberà stasera, Neil HAI VINTO!

Faccio una doccia veloce e mentre mi vesto chiedo ancora se vuole venire con noi, poiché lo vedo un po’ annoiato di fronte alla tv. Mi sorride dolcemente, confessandomi che giovedì ha ospitato un altro Couch Surfer e ha fatto le ore piccole, e sta ancora pagando le spese della sua notte brava!

stonewall_inn Arrivo a Greenwich Village e non appena vedo Sid, gli canto “Sorry”, sorridendomi mi perdona: “Con questa faccia da angioletto, come faccio a non perdonarti?” mi confessa.

Decidiamo la serata facendomi presente a due opzioni: lo Splash, di cui ricordo vagamente la prima volta che sono stato a New York, è la discoteca gay di New York più conosciuta, ma che oramai sta decadendo visto che l’entrata costa 20 dollari! Optiamo così per un locale un po’ “vintage”, dove l’entrata costa 5 dollari, proprio nel Village, vicino al famoso bar Duplex. Proprio lì sono accaduti la rivolta di Stonewall, ovvero una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York. La prima notte degli scontri fu quella di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l’1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato “Stonewall Inn”, un bar gay in Christopher Street. “Stonewall” (così è di solito definito in breve l’episodio) è generalmente considerato da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT ( lesbico, gay, bisex, trans)  come data della “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT” o “Gay pride”.

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Il Simbolo dei moti di Stonewall è diventata la donna transessuale Sylvia Rivera, che per protesta tirò una bottiglia contro un poliziotto.

Essere proprio di fronte alla culla dell’orgoglio gay fa un certo effetto, la gente oramai passeggia per strada, mano nella mano, un ragazzo bacia dolcemente il suo compagno, vedo la normalità, la libertà d’espressione e la colossale differenza dell’apertura mentale nei confronti dell’Italia. Forse anche noi siamo in attesa di un messia, di una Sylvia Rivera conterranea, che lanci la sua bottiglia verso il papa?

Fabio Chiarini