Monster, Locale di nome e di fatto!

monster barEntrando nel locale vengo catapultato a tutti gli effetti negli anni ’70! Pagare 5 dollari ovviamente ha i suoi effetti indesiderati: il bancone è un’isola nel locale ed è strapieno di persone mature, over 50, fin troppo mature, all’angoletto un gruppetto di teste bianche ultra settantenni, cantano sognanti le canzoni della loro gioventù, accanto ad un pianoforte. Scendiamo al piano di sotto, dove si trova la discoteca e sperando che le persone siano più giovani, ma è un utopia: dopo di noi probabilmente il più giovane avrà 50 anni. Una sensazione che tuttavia riesce a rendere bene l’idea dei tempi di Stonewall, poiché probabilmente tutta questa gente, l’avrà vissuta sicuramente.

Sul cubo il go go boy è un ragazzo ispanico di stazza robusta, ma più che di muscolatura ha una forma più morbida,con la pancia da alcolizzato, di certo inusuale per un go go boy, più vicino al paninaro che sta fuori dalla discoteca. Inoltre il suo viso mi da di volgare e squallido, in perfetta sintonia con il locale, ora ho capito perché si chiama Monster! Se si voleva vendicare Sid c’è riuscito benissimo, ma quando lo guardo,  vedo che si sente un po’ in colpa per la serata così cerco di ballare nella musica sconosciuta degli anni ’70, con la speranza che prima o poi il dj metta qualcosa di più  recente, anche degli anni ’90, Spice Girls o Britney Spears, o una canzone vintage di Madonna o Cindy Lauper, cerco di ricordare qualche canzone intramontabile degli anni ’70 che si sente tuttora nelle discoteche, ma purtroppo le canzoni che ascolto, sono totalmente sconosciute.

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Vado verso il dj e con occhi dolci chiedo se può mettere qualche canzone, come Lady Gaga o Madonna, almeno. Mi fa cenno di si, ma secondo me non mi ha proprio calcolato, così dopo una mezz’oretta nel vedere lo “ zoo” di New York e dopo aver visto la scena disgustosa di un vecchio che metteva un dollaro dentro le mutande del go go boy e essersi assicurato di  averlo messo bene toccando il pacco come se portasse fortuna, usciamo dal locale. Sono le 3, ma la metro di New York è aperta 24 su 24, è la città che non dorme mai, come dice Carrie, ma io inizio ad avere sonno, Sid mi propone di  venire a vedere l’appartamento, rifiuto gentilmente, dicendogli che verrò direttamente domani nel pomeriggio, così mi scrive il percorso lungo il tragitto della metro fino ad arrivare alla mia fermata.

Fabio Chiarini