Greenwich Village, dove le strade non sono più logiche!

17/06/2012

23:00

greenwich-village-nyc-mapAll’inizio New York aveva cambiato le mie abitudini: da inguaribile ritardatario, sono riuscito ad arrivare perfino in anticipo….questo era però prima di avere una sim card americana!

Con la possibilità immediata di avvertire i miei amici che sto per arrivare sono guarito dal morbo della puntualità, e sto guarendo, con qualche minuto di ritardo. Non appena esco dalla metro, Scott mi invia un messaggio dicendomi che mi aspetta in un parco, cerca di darmi le coordinate, ma sebbene le strade di Manhattan siano semplici e logiche, visto che le street e le avenue sono numerate, io odio la logica e i numeri! A maggior ragione quando una strada come Broadway, si estende in diagonale e ti disorienta totalmente!

Ovviamente a partire dal Greenwich fino ad arrivare ai traghetti  le strade smettono di essere numerate e gaystreetnoti confuso nomi come, spring street, Christopher, Lafayette, Mulberry, è lì che dopo essermi abituato ad un senso logico, torna ad essere come una città come le altre, ed io sono totalmente disorientato. Scott capisce il mio stato e mi viene incontro. Lo vedo agitare la mano nell’altro lato della strada, impossibile non vederlo, sarà alto almeno 1 metro e 90! Attraversa la strada e mi abbraccia forte, forse un po’ troppo, sento qualche osso che schiocca! Negli Stati Uniti ho imparato che non si saluta come in Europa con un bacio, bensì con un abbraccio, oppure per gli uomini macho una pacca sulla spalla vigorosa!

Scott è di origine norvegese, ma nato e cresciuto a New York, anche lui business man di Wall Street. Mi

village

chiede dove preferisco andare a mangiare, io non ne ho idea, a maggior ragione quando mi dice che siamo a New York e qualsiasi cibo hai voglia, c’è!

Come un bastian contrario propongo un ristorantino locale, il classico bistrot neworkese. A primo impatto mi chiede se voglio mangiare italiano, ma sinceramente quando sono all’estero evito vivamente il cibo italiano, prima di tutto per non fare il classico italiano ignorante che mangia italiano anche fuori dall’Italia, poi per poter conoscere la cucina del posto, anche se la cucina americana è rinomata per hamburger e patatine e non è il massimo in un’alimentazione sana, ma soprattutto perché il cibo italiano non è mai come in Italia!

Ricordo che quando ero in Francia la pasta la mettevano come contorno, una bestemmia per gli occhi di un italiano, per di più era attaccata come un nido di rondini, anemica, scotta, senza un filo d’olio e di sale, una pasta del genere l’avrebbe schifata perfino i pazienti dell’ospedale. Per non parlare della mozzarella, un must in Italia dove all’estero viene spesso sostituita con Emmental, o peggio formaggi liquidi che si solidificano durante la cottura! Quindi decidiamo che un bell’hamburger sarà decisamente più genuino che una pizza margherita!

Prima di andarci però ci fermiamo in un enoteca piccolina, ma accogliente per fare un aperitivo.  Io prendohamburger american un rosé, mentre Scott, è patito per il moscato. Ci raccontiamo le nostre esperienze, recenti, visto che ci siamo visti ad Aprile. Ascolto le sue sensazioni di Roma, sebbene le conosca già, ma riascoltarle c’è uno scambio culturale maggiore. Mi confida che Roma è la città più bella che abbia mai visitato e gli piacerebbe poterci vivere. Io gli propongo uno scambio: Io a New York e lui a Roma! Sorridendo accetta.  Mi fa il verso facendomi notare che spesso e volentieri dico “Of course” in un modo avventuriero, spavaldo. Oramai ad ogni frase mi prende in giro enfatizzandolo ancora di più, ma non mi dispiace, sono molto autoironico!Dopo due  bicchieri di vino, m’inizia a girare la testa e capisco che forse è ora di cena!

Andiamo in un ristorantino tipicamente americano, spartano, noto il cameriere di colore che si sta sistemando le sue treccine e di scatto quando non appena sente aprire la porta si fionda verso di noi con due menu e ci fa accomodare in un tavolino dietro la finestra. Insalata di avocado per antipasto e un hamburger con delle patatine, continuando a parlare del mio viaggio logorroico. Scott ammira il mio coraggio, lui non ne avrebbe avuto il coraggio, facendomi la predica di fare attenzione per l’esperienza Couch Surfing. Ammetto che all’inizio anche io sono partito prevenuto, ma ho avuto la fortuna di avere sempre delle esperienze positive, perfino quando mi sono trovato nel Lower East Side, nonostante non volessi andare al Queens, come persona Rafael era una persona molto gentile e credo che si sia davvero dispiaciuto quando gli ho detto che non sarei andato con loro, mi sono perfino sentito in colpa!

Gli occhi di Scott sono un misto di ammirazione e attrazione, noto un leggero interesse aldilà dell’amicizia,  arrossisco un po’, mi sento leggermente a disagio in quel silenzio, per fortuna i piatti bollenti rompono il ghiaccio dovuto al suo complimento.

Nella lista dei dessert c’è il cheesecake e lo adoro! E’ il mio dolce preferito dopo il tiramisù e di solito come tradizione lo faccio sempre per il mio compleanno. Mangiarlo nella sua patria è l’ideale, tuttavia Scott mi suggerisce di non prendere il dessert perché mi vuole portare in un posto dove apprezzerò sicuramente.

Fabio Chiarini