L’impressionismo e il piacere degli occhi di Monet


“for the pleasure of the eye and also for motifs to paint.”

Claude Monet

DSC01974Dalle candide e innocenti ballerine di Degas si passa alle ballerine di can can del Moulin Rouge di Henri Toulose de Lautrec. Mi fisso a vedere quelle donne simili a fantasmi, con i capelli raccolti, spesso di color arancioni, accerchiate da uomini in frac, languidi come se affamati di una carne prelibata. E quelle donne, spavalde, volgari che alzano la gonna mostrando la merce di un mercato pieno di concorrenza. Mi piacciono i 

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lavori di Toulose –Lautrec, perché sebbene i suoi 

colori caldi portino la lussuria, la  borghesia del suo tempo, al tempo stesso le facce di quelle donne così pallide, sembrano che siano morte dentro e quindi quell’energia che il resto del corpo emana è solo un potente strumento di avere dei clienti. Leggo incuriosito che Henri de Toulouse-Lautrec fin da piccolo  soffriva di una rara malattia congenita, e che grazie a questa malattia cominciò a dipingere.

“for the pleasure of the eye and also for motifs to paint.”

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Mi piace il movimento impressionista, sia a livello estetico, i contrasti di luci e ombre, i colori forti, vividi, che avrebbero fissato sulla tela le sensazioni del pittore di fronte alla natura. Il colore stesso era usato in modo rivoluzionario: i toni chiari contrastano con le ombre complementari, gli alberi prendono tinte insolite, come l’azzurro, il nero viene quasi escluso, preferendo le sfumature del blu più scuro o del marrone, sia il significato e il messaggio che volevano promuovere. Fu proprio Monet infatti a dare il nome impressionismo con l’ Exposition Impressioniste, prendendo spunto dal titolo di un quadro, Impression, soleil levant. Inizialmente questa definizione aveva un’accezione negativa, che indicava l’apparente 

incompletezza delle opere, ma poi divenne una vera bandiera del movimento. Adoro la pitture en plein air, la caratteristica basilare, ovvero al di fuori delle pareti di uno studio, a contatto con il mondo. Questo portò a scegliere un formato delle tele più facile da trasportare; si ricorda che risale a questo periodo anche l’invenzione dei tubetti per i colori a olio e al cavalletto da campagna, facile da trasportare. Penso molto al mio stile di vita, come vorrei essere un artista e poter dipingere quello che vedono i miei occhi, quello che ascoltano le mie orecchie. A volte non basta poter scrivere un’ “impressione”. Vedendo i quadri di  Van Gogh, Manet e Monet mi accorgo che racchiudono un universo e non ci sono parole per poter spiegare un singolo quadro.

Anche la ribellione verso la tradizione mi attrae, infatti l’impressionismo andava contro la pittura tradizionale di quell’epoca, si parla di fine ottocento,  introducendo importanti novità: la negazione dell’importanza del soggetto, che portava sullo stesso piano il genere storico, quello religioso e quello profano; la riscoperta della pittura di paesaggio; il mito dell’artista ribelle alle convenzioni; l’interesse rivolto al colore piuttosto che al disegno; la prevalenza della soggettività dell’artista, delle sue emozioni che non vanno nascoste e camuffate, rapidi colpi di spatola, creando un alternarsi di superfici uniformi e irregolari, divenne il punto di partenza per le ricerche successive degli impressionisti.

E pensare che Monet, era un orticoltore appassionato, che acquistò del terreno con uno stagno vicino alla sua proprietà di Giverny, con l’intenzione di costruire qualcosa “per il piacere degli occhi e anche per motivi di dipingere.” Il risultato fu la sua acqua-giglio giardino e successivamente le ninfee e le loro riflessioni sullo stagno.

Claude Monet fu una figura chiave del movimento impressionista che ha trasformato la pittura francese della seconda metà del XIX secolo. Nel corso della sua lunga carriera, Monet costantemente descritto le attività del paesaggio e il tempo libero di Parigi e dei suoi dintorni, nonché la costa della Normandia. Ha condotto il modo di modernismo novecentesco, sviluppando uno stile unico che cercava di catturare sulla tela l’atto stesso di percepire la natura.

Durante gli ultimi due decenni della sua vita, si dedicò quasi singolo risolutamente a un’analisi della giardino d’acqua che aveva coltivato a Giverny, come ha detto, “per il piacere degli occhi e anche per motivi di dipingere.”

Poco dopo gli impressionisti seguono i simbolisti: Picasso, Cézanne, Matisse fino a  Pizzarro, autori DSC01956francesi e spagnoli.  Dei simbolisti mi piace in particolare l’inconfondibili donne tahitiane e polinesiane di Gauguin.

Le ambientazioni sono ben diverse dagli altri autori. Infatti mentre altri rispecchiano la belle epoque parigina, e la fredda Europa, i suoi dipinti rappresentano con colori come il marrone, il rosso e il giallo quel calore tropicale dei Caraibi e della Polinesia. Mi affascina la sua ossessione delle donne etniche che incontra nei suoi viaggi. Infatti Gauguin, è di origine francese, ma la sua vita è stata un viaggio continuo. Trascorse infatti la sua infanzia a Lima, in Perù.  E tornato in Francia, a diciassette anni, si arruolò come cadetto in Marina, restando in mare per cinque anni.

La pittura di Gauguin è una sintesi delle principali correnti che attraversano il variegato e complesso panorama della pittura francese di fine secolo. Egli partì dalle stesse posizioni impressioniste, comuni a tutti i protagonisti delle nuove ricerche pittoriche di quegli anni. Superò l’impressionismo per ricercare una pittura più intensa sul piano espressivo. Fornì, dunque, soprattutto per i suoi colori forti ed intensi, stesi a campiture piatte, notevoli suggestioni agli espressionisti francesi del gruppo dei «Fauves». Ma, soprattutto per l’intensa spiritualità delle sue immagini, diede un importante contributo a quella pittura «simbolista», che si sviluppò in Francia ed oltre, in polemica con il naturalismo letterario di Zola e Flaubert e con il realismo pittorico di Courbet, Manet e degli impressionisti. Il suo contributo al «simbolismo» avvenne attraverso la formazione del gruppo detto «scuola di Pont-Aven». Fonte di ispirazione per questa pittura erano le vetrate gotiche e gli smalti cloisonne medievali.

Fabio Chiarini

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