Sul battello verso Liberty Island

 23/06/2012

statue-of-liberty-3Stamattina avevo tutte le intenzioni per andare al National History Museum, peccato che quando ho acceso il computer per il controllo quotidiano della posta elettronica, sono andato anche su facebook e ho visto che era online la mia Federica…il tempo è volato! Ho preso qualcosa da mangiare al Whole Food e sono andato il più presto possibile al museo, ma era già pomeriggio ed entrando mi sono reso conto che il museo è immenso, sono quattro piani, così ho preso il depliant tenendo a mente l’orario di chiusura per la prossima volta. Uscendo mi incammino verso Central Park passando verso l’Hotel Plaza ricordandomi il film “ Mamma ho perso l’aereo”, poi vado verso la quinta strada e mi lascio andare sull’utopia dello shopping nella via più cara di New York. All’improvviso vedendo la metro vicina decido andare verso Ground Zero. Arrivo fino al porto dove partono i traghetti per Liberty Island e Staten Island. Guardo da lontano la statua, immaginando che nonostante sono a Manhattan, quella statua è così lontana. Quella statua l’ho sempre paragonata alla libertà ed ora più che mai non potrebbe essere che una metafora esemplare. Sebbene la veda con i miei occhi è così lontana, proprio come la libertà stessa. Sai una cosa? Voglio assaporare la libertà da vicino!

Il traghetto che torna da  Ellis Island sta per attraccare e una coppia di turisti lascia cadere il loro biglietto già strappato….MI VIENE UN’IDEA!images (2)

Con nonchalance, raccolgo il biglietto per terra e vado dal controllore:

– Salve mi scusi ero sul traghetto che è appena arrivato, ma ho lasciato lo zaino a Ellis Island, può chiamare qualcuno per farmi sapere se l’hanno trovato?

– Mi spiace ma deve chiedere al gabbiotto, io non posso fare niente!

Insceno un attacco di panico….- Ho una paura che mi hanno rubato tutto, lì avevo la mia carta d’identità con la mia carta di credito! Sono nei guai!! Al limite non è che potrei tornare lì a prenderla?

Mi guarda un attimo per vedere se dico la verità o meno, ma sembra che ci sia cascato!Gli occhi mi diventano lucidi e una lieve lacrima, inizia a scendere sul mio viso disperato. Il ragazzo si intenerisce e riesco a salire sul traghetto! Altro che giornalista, io devo fare l’attore!!

ellis IslandPrendo il traghetto tutto orgoglioso e l’emozione cresce sempre di più vedendomi sempre più vicina la statua della libertà. Appena scendo dal traghetto mi accoglie dei giardinetti pieni zeppi di negozietti di souvenir, molti fanno la fila per salire, ma io preferisco contemplarla evitando i 354 gradini e leggere com’è stata ideata una cosa del genere. Come già avevo letto nei giorni precedenti  la statua fu realizzata e progettata da Batholdi e il famosissimo Gustav Eifell.

Ma è simpatico il modo in cui nacque l’idea, infatti nel 1865, in una conversazione a casa di Edouard Laboulay,l’intellettuale e ardente sostenitore dell’Unione nella Guerra di secessione americana, disse:

“Se un monumento deve sorgere negli Stati Uniti come ricordo della loro indipendenza, devo credere che sia naturale realizzarlo con sforzi comuni – un lavoro comune delle nostre due nazioni”

Il commento di Laboulaye non era evidentemente una proposta, ispirò un  Bartholdi, che era presente al pranzo.

A causa del regime repressivo di Napoleone III, Bartholdi non intraprese alcuna azione in merito, salvo il parlarne con Laboulaye. Invece egli contattò Isma’il Pascià, Khedivè d’Egitto, per progettare un grande faro in forma di donna egiziana fellah, vestita e portante in alto una torcia, all’ingresso settentrionale del canale di Suez a Porto Said. Schizzi e modelli della proposta vennero approntati, sebbene il faro non sia poi mai stato realizzato. Vi era un precedente classico, per questa proposta di Suez: il Colosso di Rodi!

Fabio Chiarini

2 Comments Add yours

  1. Misterkappa scrive:

    Bel post, mi piace!🙂

    1. Fabio Chiarini scrive:

      perdonami questa risposta così lunga…grazie mille spero che ti piacciano anche i nuovi post!

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