Gelmini, tagli di docenti e record d’ignoranza

Questo governo e questo ministro hanno stabilito un vero e proprio record.
Anche la Gelmini, come tutti i suoi predecessori, appena insediatasi a Viale Trastevere, dichiarò che uno dei problemi della Scuola era rappresentato dalle scarse  retribuzioni dei docenti, per cui si sarebbe impegnata a reperire le risorse necessarie per adeguarli secondo criteri meritocratici (una sorta di mantra di questa maggioranza, salvo poi scoprire quanti amici e amici degli amici vengano sistemati in ruoli chiave della Pubblica Amministrazione).
La ministra non perde tempo e dove va a tagliare “sprechi” per ricavare le risorse necessarie? Nella scuola!!! Riduce il tempo suola, elimina l’insegnante specialista di inglese e toglie le compresenze, tagliando dal’organico circa 100.000 docenti. Si abbassa l’offerta formativa e si promette che il 30% dei risparmi sarebbe tornato ai lavoratori della scuola, sotto forma di aumenti retributivi.

A distanza di un paio di anni la realtà è invece sotto gli occhi di tutti. Non solo quei tagli imposti dal Ministro dell’Economia, senza la minima opposizione del Ministro dell’Istruzione, non si sono trasformati in incentivi stipendiali per i docenti, ma si sono aggiunte nuove misure nell’ultima Legge Finanziaria che hanno bloccato per tre anni gli adeguamenti contrattuali al costo della vita, che a regime rappresentano una sorta di tassa del 5%, ma hanno anche differito gli scatti di progressione economica di due anni, una scoperta fatta dalla lettura del cedolino di gennaio. Il sottoscritto, ad esempio, sarebbe passato al gradone succesivo il 1 gennaio 2013, per effetto di questa ulteriore nuova tassa, riceverà l’aumento stipendiale dal 1 gennaio 2015, con effetti che si protrarranno molto a lungo in quanto lo slittamnto di due anni del passaggio ad un livello stipendiale successivo potrà avere anche ripercussioni persino sull’importo della pensione (per scoprire gli effetti di questa misura consiglio al lettura di questo articolo da Il Sole 24 ore)
Quindi grazie a questo governo per la prima volta non solo non aumentano gli stipendi degli insegnanti, ma si abbassano!
Poi, in una manciata di Istituti si stanno sperimentando meccanismi di incentivi stipendiali secondo parametri piuttosto discutibili, ma tutto ciò servirà solo per qualche comparsata del ministro in televisione che potrà dire, di fronte ad interlocutori ignari della realtà, che per la prima volta in Italia si corrispondono retribuzioni in base al merito.
E’ ormai risaputo quanto l’Istruzione e la Cultura non siano asset strategici di questa maggioranza, ma spero davvero che dopo questa ennesima umiliazione nei confronti della scuola italiana, tanti colleghi, soprattutto quelli ingannati perchè, in buona fede, avevano riposto aspettative in chi oggi ha responsabilità di governo, abbiano uno scatto di orgoglio e si adoperino ad ogni livello allo scopo di voltare pagina il prima possibile.
La scuola italiana e gli insegnanti italiani auspicano l’avvento di una nuova stagione in cui una classe dirigente responsabile torni a considerare l’Istruzione Pubblica come la forma di investimento più strategica per la crescita e la competitività del nostro Paese.

Fabio Chiarini

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